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lunedì 9 settembre 2013

ACCIAIO: SILVIA AVALLONE: MI PIACE IL TITOLO:


A dicembre del 2007 scrivo questo poemetto che si può trovare su Scribd nella raccolta "I tempi erano oscuri": Allora il titolo del poemetto era "Un uomo qualunque": anni dopo il poemetto l'ho pubblicato su Scribd con il titolo "Acciaio". Alla fine della raccolta c'è una nota in cui spiego che il titolo "Acciaio" l'ho preso a prestito da Silvia Avallone. Perché? Una casualità? Non proprio. 

Il poemetto interessato è questo:  

(6 dicembre 2007, Thyssenkrupp, Torino)

al lavoro ci vado per vivere
per dare pane e sogni migliori
ai miei figli e a mia moglie
perpetuo la sconfitta di mio padre
che in quarant’anni di lavoro
è riuscito solo a pagarsi casa
e morire tranquillo di aver
saldato il suo debito con la vita

chiuso serrato dentro un inferno
di (acciaio) e fuoco, polvere e sudore
l’inverno il sole lo vedo solo oltre
il finestrone che recinta l’azzurro

torno con gli occhi rossi e spenti
per alcune ore non riesco neanche
a dormire, dal rumore che ho dentro
dalle fiamme che ancora mi
tengono avvinto lo sguardo

con le mani crepate dalla fatica
e il cuore iniettato di dolore
non riesco a tenerlo in braccio
mio figlio, nemmeno a dirgli ti voglio bene
sono troppo stanco anche per vivere

mia moglie mi tiene stretto
nelle notti senza stelle che ho
qui dal lunedì alla domenica
da un turno all’altro senza sosta
per pagare quel che resta del mutuo

perché nella casa di mio padre
ci sta mio fratello Giuseppe
il più grande, quello sposato per primo
e poi la rata della macchina
un domani migliore a mio figlio
che mi guarda con gli occhi dolci
quando apro la porta e mi indica
con un dito mentre scalcia in braccio
a lei così, ferma ad aspettare

al lavoro ci vado per vivere
perché laggiù nel mio inferno
ho amici e compagni di viaggio
abbiamo storie da raccontarci
vino da bere, sigarette nelle pause
chiusi nella stanza dove c’è
un frigo la tv e un tavolo bianco
tutti con la voce un po’ trasandata
sporca di cose che non abbiamo scelto
ma che ci piovono addosso

e quando mi chiedono dico
che sono orgoglioso di essere operaio
di vivere qui alla periferia di Torino
in 60 metri di casa e di speranza
perché nella mia terra il lavoro non c’è

anche mio padre si era arreso
e ci tornavamo solo d’estate
ad agosto, con la macchina carica
in fila in autostrada con gli altri
da Milano da Torino e da Genova

per poco più di mille euro lavoro
anche il sabato e la domenica
mi sono dimenticato del resto
per me la vita è tra l’(acciaio) e il divano
di casa, dopo cena con mia moglie
che mi dice all’orecchio che mi ama
e quasi non ci penso al resto
alla fatica che occorre per poterlo
sentire quel “ti amo” stretto tra i denti
e lui che le dorme in braccio
mentre in tv passano un mondo
che io conosco solo per sentito dire

quando suona la sveglia
è ancora troppo presto per smettere
di sognare, il gelo ti fiacca le ossa al primo
istante che sbuchi fuori
e la macchina si scalda che quasi
sono arrivato, scavalcando la città
a morsi di buio e neon

alla radio ascolto le notizie
del giorno e non lo so ancora
che domani io un uomo qualunque
sarò nome e cognome assieme
ad altri tanti miei compagni
stampati in prima pagina e alla
televisione nelle casse della radio
di tutta Italia che ancora dorme

che noi a lavorare ci andiamo per vivere
e che invece ci tocca morirci
falciati da mille gradi che ci piovono
addosso mentre cerchiamo di fare
il nostro sporco lavoro quotidiano
con il sorriso sulle labbra
nonostante tutto e il cuore fiaccato
con l’idea di costruire un domani
non sapendo che per noi oggi
è l’ultimo giorno e non c’è domani

Molte persone sono a conoscenza del fatto che il poemetto è stato scritto prima, molto prima, che Silvia Avallone pubblicasse il suo romanzo "Acciaio", ne sono a conoscenza tra gli altri: Raffaelli editore e Davide Rondoni. Raffaelli mi propose di pubblicare la raccolta presso il suo editore se avessi accettato di fare delle modifiche: ai tempi la raccolta era composta da poesie di "Scorie liriche" e di "I tempi erano oscuri". Raffaelli mi disse che gli piaceva davvero molto il poemetto e le ultime cose che avevo scritto: "Navigando la distanza" (oggi "Cimitero marino" in “I tempi erano oscuri”). Mi disse che sarebbe stato davvero curioso di vedere cosa avrei scritto negli anni a venire, mi fece un sacco di complimenti (davanti a una persona testimone): ma in conclusione mi disse che avrei dovuto decurtare la raccolta di altre cose: e correggere alcune poesie. A ripensarci oggi devo pure dire che probabilmente aveva pure ragione: le poesie di cui parlava erano un insieme di qualunquismo e di luoghi comuni poetici e poco di altro: ma io in conclusione gli dissi che stavo bene lo stesso: io dei compromessi non ne ho mai accettati: alla faccia di chi ha pure avuto il coraggio di darmi dell'arrivista a me: povere menti perverse: ma io certe cose non le dico nemmeno: le faccio: poi lascio che ciascuno pensi ciò che vuole: ora devo parlarne e quindi parlo: ma senno stavo zitto e me le tenevo per me.

Quando scrissi quei due poemetti capii bene che quella era la strada per avere dei riscontri effettivi: Raffaelli stesso mi disse che se lo avessi pubblicato avrei di certo vinto dei premi: il periodo era favorevole: sarebbe stato perfetto. Ma io mi misi molti scrupoli: non mi sentivo sincero del tutto nello scrivere quelle cose (ricordate quanto scrissi in INTELLETTUALI? COOLTURA o CULTURA?): dopo tutto io non facevo altro che bere e scopare e fare tardi la notte: che avevo da immedesimarmi con la vita di un operaio che tutte le mattine si alza all'alba per andare allo sgobbo?: Sarà anche stupido questo discorso o mettersi questi problemi ma io me li misi: avevo anche io lavorato in fabbrica qualche mese e quello mi fu di grande aiuto nell'immaginare la situazione: ma insomma non mi sentivo del tutto sincero: non so perché: era un momento di passaggio per me: dovevo decidere se continuare a scrivere sempre di sbornie e vita disperata (che ne hanno già tutti piene le tasche) o fare anche altro: ma ancora questo altro non aveva una fisionomia chiara: mi sentivo molto combattuto: non volevo scrivere certe cose soltanto perché così si fa ed è giusto così: temevo di farlo soltanto perché certe tematiche erano furbe appunto: in realtà il poemetto era nato in una mattina: scritto tutto di getto in poche ore: sincero: non costruito: niente calcoli: niente scelta della tematica più furba o roba del genere: la sera ricordo che avevo guardato un documentario sulla vicenda ed ero andato a letto molto scosso: mi aveva toccato profondamente il racconto di tutti questi operai.  

Il poemetto lo inviai poi per mail anche a Davide Rondoni. Davide Rondoni voglio dire subito che non è esattamente la persona più vicina a me in quanto a modo di vedere il mondo: ma alla fine è stato l'unico nei cui occhi ho visto davvero un poco di pietas verso di me: il che non c'entra un cazzo con ciò di cui sto parlando: un poco di umanità: lo devo dire: lo penso: parlo di molti anni dopo: quando già la mia situazione la conoscevano tutti in certi ambienti. Una volta incontrai Rondoni davanti a Feltrinelli con altri ragazzi che facevano letture di poesia e mi posò uno sguardo onesto e sincero: uno sguardo in cui ho avuto modo di trovare delle cose vere: un misto di rimprovero e di qualcosa di amichevole: l'unico sguardo carico di umanità e di sincerità che abbia ricevuto da persone di quell'ambiente: questo vuole dire che tanti pseudo intellettuali di sinistra che fingono amicizia con lui ma in realtà non lo possono vedere dovrebbero imparare qualcosa da lui: e soprattutto: smettere di bollare le persone perché hanno addosso una giacca di pelle firmata senza sapere nemmeno da dove viene (magari uno l'ha pagata 30 euro usata ma anche fosse?): questo mi accadde a un colloquio con uno di costoro: vista la mia giacca della Diesel mi guardò con occhio sprezzante (la comprai da un tossico che me la diede dopo averla rubata: immagino: per poche decine di mila lire in montagnola) i giacobini delle mie suole: in goni caso il credere di Rondoni è di certo più vero e sincero e spiritualmente elevato della loro finta tolleranza progressista (Pasolini docet): Rondoni non si è mai prestato a fare dello stalking nei miei confronti: magari non mi ha risposto ma non si è mai abbassato ad atti così vili: che costoro invece hanno fatto a più riprese: per me è un umo migliore: oltre ad avere avuto un successo come poeta che costoro se lo sognano: invidiosi: tolto un sassolino dalle scarpe: chi deve capire capirà. 

Ebbene nel cenacolo di poeti di Rondoni c'era anche Silvia Avallone. Per averne la riprova guardate con chi ha pubblicato il suo primo libro di poesie la Avallone ("Il libro dei vent'anni"): il medesimo editore con cui tempo indietro aveva pubblicato lo stesso Rondoni: ma tutti sanno che la Avallone frequentava il centro di poesia contemporanea di Bologna diretto da Rondoni. La Avallone la conobbi anche personalmente: allo scaffale di poesia di Feltrinelli: aveva alcune poesie in una cartella lucida: devo dire che è sempre stata anche una bella ragazza: quindi la avvicinai all'istante: stava giustappunto aspettando Rondoni per fare leggere a lui le sue poesie: il loro primo incontro: guarda un poco che caso: poi siamo usciti una sera quando ancora lei abitava a Casteldebole: per fare capire che non mento: ma era fidanzata e molto seria (cazzo vuole dire?) mi parve: quindi desistetti dai miei tentativi di seduzione perché capii che non erano affatto graditi: da parte sua: da parte mia erano molto graditi: non ci vedemmo più. Anni dopo però quando io inviai le mie poesie a Rondoni e non ricevetti da lui risposta non mi negai la soddisfazione di scrivere a Rondoni: visto che non ho due belle tette non mi risponde? Allusione alla Avallone che è dotata di un bel decolté come ebbe l'ardire di dire pure Vespa non so dove e me ne frega anche il giusto. La Avallone ha due belle tette sì: oltre a essere una donna intelligente e dotata e decisa e determinata e con le palle: ha sempre avuto tutto ciò che serve per fare successo in questo mondo non certo invitante. Insomma feci il coglione con Rondoni e ciò nonostante fu l'unico ad avere quel poco di umanità nello sguardo di cui ho parlato in precedenza: questo depone ulteriormente in suo favore. Sta di fatto però che le mie poesie le poté leggere anche l'Avallone. Su questo non ci piove. Il suo romanzo "Acciaio" è uscito nel 2010. Se leggete il mio poemetto potrete trovare già quasi tutto: l'acciaieria: il titolo (anche se io stesso non ebbi la lucidità di trovarlo tra le mie parole): l’attualità del tema: dici poco? Ebbene io di recente ho anche provato a leggerlo 'sto romanzo (Acciaio) e l'ho pure mollato a metà perché a me detta proprio come va detta non è che sia piaciuto molto: ma anche nella costruzione dei personaggi e in altre cose ho trovato delle analogie con alcuni mie scritti (in questo non mi sento di spingere troppo: se non altro ebbi subito la sensazione che avesse letto le mie cose): vedere "L'amore è degli angeli" soprattutto: magari mi sbaglio: è soltanto un'impressione di chi pure scrive da parecchio. Poi l'apertura del romanzo in cui c'è il tizio con il cannocchiale che scruta la figlia: se si legge il mio romanzo "Zero" si trovano spesso situazioni analoghe: la scena inquadrata dalla telecamera che scruta come fosse l'occhio del narratore: queste sono davvero mere sensazioni. 

Ora è chiaro che il suo romanzo è suo e non ha copiato nulla da me: non è questo il punto: ma titolo e idea vaga da cui partire e anche qualche altra roba non credo di essere così presuntuoso se dico che ha saputo bene pescarli nel mio poemetto: poi nel romanzo ci sono le sue capacità e la sua vita: la sua adolescenza toscana: ci sono le sue qualità di scrittrice che nessuno mette in discussione anche se a me il romanzo non fa impazzire: c'è tutto quello che ha saputo metterci in cui io proprio non centro nulla: non l'accuso di plagio sarebbe una follia: io non ho mai scritto nulla del genere. Comunue: sono rimasto deluso perché forse l'ho letto con troppe aspettative: non so: mi aspettavo davvero tanto da lei perché l'ho sempre stimata: comunque: sta di fatto pure che quando pubblicò il libro di poesie "il libro dei vent'anni" ricevette una marea di stroncature: io invece dissi a una persona (che lei sa chi è): pure a me non piace ma attenzione perché è scritto davvero bene: questa ha qualità e stoffa e carattere: questa farà strada: eh no ma cosa dici ma va la: anche i grandi professori non avevano capito una beata minchia mentre io: umilmente: avevo già annusato la stoffa della scrittrice: furba anche.  

Quindi? 

Niente: la Avallone ha scritto il suo romanzo giustamente di successo perché furbo anche: ripeto: chi vuole intendere intenda: ha probabilmente preso spunto dal mio poemetto almeno nella sua fase embrionale: ha trovato pure il titolo belle e pronto nel mio poemetto: leggetelo attentamente e già nei primi versi c'è tutto (ho messo tra parentesi tonde la parola acciao). Ora sono curioso di vedere se il prossimo romanzo parla di migranti in mare: cioè il tema dell'altro poemetto che stava assieme a quello e cioè "Navigare la distanza" oggi "Cimitero Marino" in "I tempi erano oscuri". Leggetelo e tenetevelo bene a mente. Sapete perché ho scritto questo post?: non tanto per sputtanare la Avallone che in fondo non ho nulla da sputtanare: prendere spunto dal lavoro altrui è una roba del tutto normale: lo faccio sempre anche io: lei probabilmente lo ha fatto molto furbescamente ma questo cambia poco: non è plagio perché il romanzo è tutta farina del suo sacco: c'è stata soltanto una qualche scintillina iniziale: che vuole dire eh!: chi scrive sa quanto voglia dire: e il titolo dici poco? ma nulla di altro: anzi si può dire che è stata una accorta lettrice e ha saputo trovare nelle mie parole anche quello che nemmeno io avevo trovato: un bel titolo: però al di là di questo: scrivo questo post perché se per caso ora ha deciso di scrivere un romanzo sui migranti almeno sarà costretta a buttare tutto a mare o a fare una grande figura di merda: almeno con se stessa e con qualche altro centinaio di persone: chi scrive seriamente sa che una tale possibilità non può essere contemplata almeno che non si sia dei Moccia o dei Volo o robetta del genere.   

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