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lunedì 15 luglio 2013

DI UNA COSA GRAVISSIMA ACCADUTA MOLTI ANNI FA (di cui non ho mai parlato)


Voglio raccontare un'altra cosa molto grave accaduta qualche anno fa, di cui non ho mai parlato in nessun modo. Non posso e non devo tacerne perché è davvero di una gravità estrema. 

Molti anni fa il fratello di mio nonno paterno andò all'ospedale all'età di 93 anni. Da qualche tempo era costretto a respirare con l'ausilio dell'ossigeno e le sue condizioni si erano aggravate. Fu ricoverato nel polo ospedaliero di Baggiovara in provincia di Modena. Questo mio zio in realtà era il fratellastro di mio nonno e, se si esclude la famiglia di mio nonno, appunto, non aveva più nessuno vicino. 

Quando tornò a casa dopo la guerra, dove era stato a lungo prigioniero dei tedeschi in Germania, scoperse di non avere più nulla. La madre, durante l'assenza dei due fratelli, entrambi impegnati in guerra, non solo aveva venduto terre ma aveva anche speso tutti i soldi che i due fratelli avevano mandato a casa. Mio nonno, una volta tornato a casa dal fronte, tenne sempre il fratello vicino e di fatto divise la sua terra e tutto ciò che aveva con il fratello, a cui non era rimasto nulla. Questo mio zio non ebbe mai né moglie né figli, la sua famiglia di fatto fu sempre quella di mio nonno. Quindi durante la permanenza all'ospedale furono sempre mio padre, suo fratello e la moglie a occuparsi di lui. 

Un giorno accadde che, non si sa bene per quale motivo, mi fu chiesto di andare all'ospedale da mio zio, per qualche ora, durante il pranzo. Non era mai accaduto che mi venisse chiesta una cosa del genere, non che non andassi a trovarlo, ma non mi era mai stato chiesto di occuparmi di queste cose. A dire il vero rimasi anche favorevolmente stupito. Io che di fatto ero l'irresponsabile di famiglia, venivo chiamato a svolgere un compito utile nei confronti di mio zio, a cui ho sempre voluto molto bene. Arrivai qualche minuto in ritardo che già mio zio stava mangiando, ma non ci fu verso di aiutarlo. Mio zio era una persona con un carattere allucinante e, anche di fronte alle difficoltà di salute, non c'era verso che si lasciasse andare e perdesse la sua dignità di uomo; piuttosto che farsi imboccare avrebbe fatto qualsiasi cosa. Sta di fatto che lo vidi proprio bene. 

Per tutto il tempo in cui rimasi lì con lui non fece altro che parlare di quando sarebbe finalmente tornato a casa. Come sempre aveva forti motivazioni e non vedeva l'ora di essere dimesso. Finì di mangiare e rimanemmo a parlare insieme. Il figlio di un signore anziano che era in camera con lui, si prodigò per farmi sapere che uno dei medici dell'equipe era un importante criminologo e quel giorno era presente. Lì per lì non feci molto caso a questo fatto. Ma dopo qualche minuto che mio zio ebbe finito di pranzare, improvvisamente, senza preavviso alcuno, ebbe una contrazione muscolare in tutto il corpo, divenne rigido come un pezzo di legno, viola in viso, e morì, nonostante l'intervento dei medici che cercarono invano di rianimarlo. La morte di una persona cara l'avevo già incontrata altre volte, ma mai avevo dovuto assistere al momento in cui la persona viene meno. Un'esperienza che segna profondamente.

Ho già spiegato a più riprese come la mia vita sia stata studiata per anni in tutto e per tutto alla ricerca di cosa bene non si sa, anche perché di anno in anno sono sempre mutate le ragioni per cui mi controllavano e le ipotesi che si facevano sul mio conto. Anche questo già non depone certo in favore della credibilità di chi quelle ragioni le ha formulate e tenute in piedi. La verità è che in qualche modo dovevano giustificare le attenzioni perverse che avevano nei miei confronti. In questo caso, le forze dell'ordine, si erano voluti convincere che fosse il pensiero della morte a farmi avere certe stranezze. Credevano che la morte altrui mi facesse prendere contatto con il pensiero della mia morte, e che questo fosse all'origine di certi miei comportamenti, come la compulsività. In realtà, come spiego da parecchio tempo, mi inducevano continue alterazioni con le sostanze che mi facevano inalare in camera e con quelle che mi mettevano nei cibi e nelle bevande che bevevo fuori casa, poi fingevano di meravigliarsi che io avessi atteggiamenti strani. Le forze dell'ordine non si sono mai fatte mancare tocchi di genio di ogni tipo. 

Dopo che morì mio zio passai alcune ore veramente terribili. Il dolore per quanto accaduto sotto i miei occhi fu grande. Mi fecero anche entrare nella stanza dove lo avevano messo e quindi lo rividi ancora e fu davvero molto forte ancora una volta. Dovetti telefonare al fratello di mio padre per diglielo, il quale mi chiese se fossi potuto rimanere a svolgere tutte le questioni burocratiche legate al decesso. Brancolavo per l'ospedale come un fantasma senza davvero capire, senza nessuno vicino, senza un riferimento, in un luogo a me del tutto estraneo; insomma fu un'esperienza terribile. Nelle ore che seguirono la sua morte mi trovai, in maniera troppo evidente per passare inosservata, in situazioni create di proposito per vedere le mie reazioni. Devo dire che sul momento non feci tutti questi collegamenti, ma fin dall'inizio ebbi netta la sensazione che troppe cose non tornassero. La morte arrivò a seguito del pranzo e a causa di ciò che ingerì, ne sono più che certo. Rendiamoci conto di cosa siano arrivati a fare nei miei confronti. Mio zio di certo era in condizioni pessime e non ce l'avrebbe fatta a sopravvivere, ma fu avvelenato per farlo morire davanti ai miei occhi. Fu un omicidio perché era ancora vivo. Il fatto è di una tale gravità da lasciare veramente interdetti. 

Nelle ore che seguirono la morte di mio zio mi trovai davanti a più esche che mi furono mandate, spesso in luoghi abbastanza isolati, per vedere se io perdevo la bussola e magari facevo qualcosa per cui potermi fare passare per pazzo. Quel giorno davvero contavano che io perdessi il controllo. Cosa avessero previsto io potessi fare non mi è chiaro, ma sono arrivato con il tempo a immaginarlo. Pensavano che la morte di mio mi avrebbe messo nelle condizioni di perdere il controllo di me stesso. In conclusione cosa successe? Niente, come al solito. Stetti male, soffrii, passai ore indescrivibili, ma non successe nulla. Cosa sarebbe dovuto succedere poi? Avrei dovuto fare del male a una donna perché mio zio era morto? Soltanto dei dementi potrebbero arrivare a fare degli atti così stupidi e perversi: avvelenare un uomo ancora vivo, che forse non ce l'avrebbe fatta ma vivo, per vedere che reazione avrei avuto io davanti alla cosa, questo davvero travalica ogni limite. 

Qui voglio fare una precisazione che è molto importante: se io avessi anche soltanto un piccolo dubbio, dico soltanto uno, anche mezzo, che quello che dico non è vero in tutto e per tutto, posso assicurare che non riporterei questa cosa. Sono stato zitto per molti anni e non ne ho mai parlato e avrei continuato a tacere. Ma ne sono certo come di essere ancora vivo. E ne ho avute in più occasioni anche delle conferme. Chi mi conosce sa che la mia credibilità ha superato prove talmente ardue che non può essere scalfita dal fango degli psichiatri di regime e dalla cieca prevaricazione delle forze dell'ordine.  

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